Confini

Il tempo si ferma.
Ciò che voleva e poteva essere, resta sospeso tra un passato industriale fiero e glorioso ed un presente fatiscente ed in rovina. Luoghi di fallimento in una terra stuprata dall’uomo. Terra che non è terra, mare che non è mare. Scompare il confine tra mare ed acciaio corroso dalla ruggine e carezzato dalla spuma di un’onda.
Lungo il litorale resistono i fantasmi di dimore spogliate dal vento e dall’erosione di un inesorabile abbandono. Ambizioni di aggregazione turistica e sociale si estinguono per mano dell’uomo stesso. Eppure, il paesaggio rafforza il suo equilibro in un’assurda contraddizione.
Spiagge di relitti arsi al sole e consumati dal sale dipingono un nuovo scenario surreale. Sul letto del fiume si adagiano i veleni raccolti e scagliati alla foce. Il visibile si amalgama con l’invisibile.
Le antiche rovine di condomìni abbandonati ancora reclamano una loro ragione di esistere. Il vivido riflesso di un tempo andato resiste ancora, senza vergogna alcuna.
Ogni cosa spettralmente tace, mentre l’occhio del visitatore si abbandona all’orizzonte, affidando al mare ed alla terra ogni speranza di rinascita. La bellezza volge caparbia il suo sguardo all’orizzonte. Un ultimo severo monito: rinascere è un dovere.
Flavio Piccolo 35mm

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